VI Simposio Europeo dei Docenti Universitari

mercoledì 4 giugno 2008 09:27

VI Simposio Europeo dei docenti universitari
"Allargare gli orizzonti della razionalità. Prospettive per la filosofia"
Roma, 5-8 Giugno 2008

Le sessioni di lavoro:

FILOSOFIA E...SCIENZA
Filosofia e scienza vanno considerate nella loro reciprocità e circolarità superando opposizioni radicaleggianti e privilegiando invece apporti e ricchezze che l’una può offrire all’altra, pur nella consapevolezza della pluralità delle visioni filosofiche e scientifiche.
Naturalmente preliminare appare la volontà di dialogo, insieme ad una presa di coscienza sempre più chiara del compito proprio di filosofia e scienza.
“Allargare gli orizzonti della razionalità” significa infatti per la filosofia riscoprire sempre più il suo ruolo di ricerca relativa alle grandi domande della vita dell’uomo e per la scienza significa non smarrire gli interrogativi di senso e la ricerca dei fondamenti.

FILOSOFIA E....RELIGIONE
Da circa 10 anni a questa parte si è cominciato a parlare in filosofia di un ritorno della religione. Così, ad esempio, J. Derrida e G. Vattimo, filosofi di fama internazionale, in un volume sulla religione della metà degli anni Novanta, discutono di tale ritorno, senza escluderlo in via pregiudiziale anche se ne danno una interpretazione in qualche modo riduttiva. E’ forse, questa, una conseguenza della crisi delle grandi narrazioni, che per alcuni pensatori postmoderni impedisce una visione globale della storia e quindi indebolisce le pretese di un pensiero che vuole essere puramente razionale ed alternativo alla visione religiosa? Un altro fenomeno significativo è quello della ripresa di importanza politica di grandi tradizioni religiose, come ad esempio l’Islam, con i contraccolpi che si possono poi avere presso altre forme del mondo della religione A questo proposito alcuni sociologi hanno parlato di de-secolarizzazione. In questa situazione ci si può chiedere quale ruolo possano ancora esplicare le grandi filosofie della religione (Kant, Schleiermacher, Hegel) della modernità, che hanno cercato di conciliare la filosofia moderna della soggettività con la tradizione religiosa. Insomma, il pensiero filosofico che oggi si impegna a riflettere sulla religione avverte quasi di trovarsi di fronte ad una cesura epocale.

FILOSOFIA E....ANTROPOLOGIA
La questione antropologica interpella oggi in maniera sempre più urgente la filosofia. L’antropologia filosofica non è soltanto un ambito disciplinare tra altri, ma sta acquisendo sempre di più il ruolo di spazio intermedio di riflessione in cui si confrontano competenze e ambiti disciplinari molteplici alla ricerca di una risposta alla domanda “chi è l’uomo”? Non è soltanto retorica se si afferma che oggi manchiamo di un paradigma che ci consenta di rispondere alla domanda in maniera se non univoca, almeno problematicamente concordante. Magna quaestio mihi factus eram diceva di sé Agostino.
La consapevolezza che la questione antropologica sta attraversando una crisi epocale non evoca facili catastrofismi, bensì la volontà di trovare risposte nuove alle sollecitazioni che vengono dai nuovi saperi che esplorano l’umano.
Il filosofo deve sentirsi provocato a indicare nuovi percorsi di senso, formulare nuove sintesi aperte, per essere come diceva Husserl “funzionari dell’umanità”.

FILOSOFIA E....SOCIETA'
Non è vero che la laicità coincide con la rimozione della religione dallo “spazio pubblico”. Anche per lo stato secolarizzato, in ultima analisi, potrebbe restare prezioso e forse addirittura necessario il contributo «degli impulsi e delle forze vincolanti che la fede religiosa trasmette ai suoi cittadini». Questa celebre e citatissima conclusione di Böckenförde può essere in realtà interpretata in modi molto diversi. L’allora cardinale Joseph Ratzinger, nella Nota pubblicata nel 2002 dalla Congregazione per la dottrina della fede sull’impegno dei cattolici nella vita politica, parlava dei valori «non confessionali», perché radicati nell’essere umano e nella legge morale naturale, che la dottrina della Chiesa conferma e tutela «come servizio disinteressato alla verità sull’uomo e al bene comune delle società civili»: non si può negare «che la politica debba anche riferirsi a principi che sono dotati di valore assoluto». Autori come Rawls e Habermas riconoscono senz’altro il ruolo pubblico delle religioni, ora come «ragionevoli» visioni comprensive del bene che convergono sulla forma politica della giustizia e la alimentano e sostengono nell’orizzonte più ampio della «cultura di sfondo» delle società democratiche (Rawls), ora in vista della rivitalizzazione della solidarietà civica su base nazionale, che appare peraltro sempre più fragile, a partire da una prospettiva che valorizzi proprio la matrice universalistica dei valori e dei diritti umani (Habermas). Il rapporto resta tuttavia complesso. Un «vigoroso» apporto di energie morali al futuro delle nostre società «è difficilmente pensabile senza il contributo delle grandi esperienze religiose» – scriveva lo storico Pietro Scoppola – e tuttavia occorre il coraggio di pensare «forme nuove rispetto al passato e in particolare rispetto ai modelli di cristianità, più o meno fondati, offerti dalla storia». Diritto naturale, “trasgressione” della linea di confine fra fede e ragione che solo un illuminismo di maniera poneva come insuperabile, passione civile e impegno di testimonianza per la formazione libera e critica delle coscienze. Il dibattito resta aperto.


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